martedì 22 dicembre 2015

Outlander - La Straniera

Ciao a tutti e bentornati!
 
Il post di oggi è tutto dedicato ad Outlander, la serie di libri intitolata La straniera in Italia e che ha dato recentemente vita alla sua serie tv.

Vi piacciono i romanzi storici?
Vi piacciono i fantasy, ma senza orchi, elfi e folletti?
Vi piacciono le storie d'amore?
Allora, carissimi, avete trovato quello che fa per voi.

La saga di nove libri che racconta la storia di Claire Randall, infermiera militare che, nel 1945, si ricongiunge con il marito per una seconda luna di miele nelle Highlands scozzesi, vi piacerà sicuramente.
Inizio con il dire che ho letto soltanto il primo libro... mentre ho guardato tutta la prima stagione della serie tv e aspetto con ansia l'uscita del seguito!
Ero troppo curiosa durante la lettura (lo so, sono fatta così!), quindi proseguivo a pari passo tra capitolo e puntata e mi sono totalmente presa nella storia, nonostante l'immensa lunghezza del primo capitolo della saga - nota negativa e una delle poche critiche che posso muovere al libro-.

Trama generale: Claire Randall è un'infermiera militare di ventisette anni che nel 1945, a seguito della fine della seconda guerra mondiale, si ricongiunge con il marito dopo aver passato gli anni della guerra separati. Il loro è un matrimonio giovane, interrotto sul nascere dalla guerra, così, con la scusa del recupero della luna di miele, i due non più sposini cercano di scoprire quali strade le loro vite abbiano intrapreso durante le lunghe assenze e i cambiamenti che una guerra mondiale vissuta dal vivo possono portare.
Tutto cambia drasticamente nel momento in cui Claire, per una serie di eventi, finisce in un antico cerchio di pietre un tempo utilizzato per riti pagani; toccando una delle pietre, Claire finisce misteriosamente nel passato, esattamente duecento anni prima nello stesso identico luogo, poco prima della rivolta giacobita e esattamente al centro di una scaramuccia tra inglesi e scozzesi.
Ovviamente, lei inglese, finisce nelle mani di un gruppo di scozzesi i quali, ritenendola una spia inglese, la portano nel castello del loro clan per tenerla sotto controllo.
Da qui nascerà la lunga storia della nostra infermiera che, nei tentativi di tornare al proprio tempo e al proprio marito, si scontrerà contro il clan che la tiene in una sorta di libertà vigilata, con un amore sbocciato a sua stessa insaputa, e contro il "malvagio" della storia, un antico antenato del suo vero marito, Black Jack Randall, dalla sua stessa fisionomia.

Considerazioni sul primo libro LA STRANIERA: mai esageratamente noioso, ma 6oo e passa pagine per il primo libro di una saga che conta più o meno nove libri, se non erro, è davvero un bell'impegno. Ed è proprio per questo che, per ora, ho deciso di fermarmi nella lettura del secondo libro - L'amuleto d'ambra - in attesa del ritorno della seconda stagione.


Viste le scene abbastanza erotiche (anche se non ci sono dialoghi alla cinquanta sfumature, per intenderci), non lo consiglierei ad un pubblico sotto i 14 anni, anche se, vista la tv d'oggi e letti certi libri, credo che troppi ragazzini non si scandalizzerebbero più di tanto. Però questi momenti hanno sempre un loro perché e, nonostante si intenda alla perfezione cosa stia succedendo, raramente la scrittura diventa volgare, tantomeno nella trasposizione su pellicola. E poi, diciamocelo: un po' di pepe ci sta sempre!

ASPETTI POSITIVI DELLA SERIE TV: tutti! Devo ammettere che è stata una delle poche volte in cui ho apprezzato maggiormente la trasposizione televisiva che il libro stesso; quindi, consigliatissimo sotto tutti i punti di vista: scelta degli attori perfetta, così come la loro recitazione; costumi, azione, dialoghi, scenografia e sceneggiatura: davvero tutto azzeccato. Ma, sopra a tutto il resto: LE MUSICHE. M-a-g-n-i-f-i-c-a la colonna sonora :-)
In sostanza, se vi piacciono le cornamuse, la storia, un pizzico di magia leggendaria e, soprattutto, le storie d'amore, la storia della straniera è quello che fa per voi!



Maia

domenica 20 dicembre 2015

Star Wars - Il Risveglio della Forza

« Chewbe… siamo a casa ».

E questo dice tutto. Star Wars, Il Risveglio della Forza, nonostante le manchevolezze e gli ovvi stacchi con la vecchia trilogia, non manca di emozionare con risate, tenerezza e anche lacrime.

Non è facile ripensare a mente lucida a un film con tanto seguito e aspettative, ma inizieremo con il dire che i nuovi personaggi presentati, dalla nuova Jedi donna allo Stormtrooper redento, sono tutti azzeccati per dare il via a un nuovo seguito.


Per non parlare del vero protagonista della storia: il piccolo BB-8; quel droide è meraviglioso, una sorta di strano incrocio tra Wall-E e il Wilson di Cast Away. Lo so, è molto Disney production, ma a noi è piaciuto molto!

Star Wars - Il Risveglio della Forza è un film dinamico, acceso e attivo che raramente annoia, soltanto per qualche combattimento aereo tirato un po’ troppo per le lunghe.

Scena preferita? Il ritorno di Chewbecca e Han Solo sul Millennium Falcon: impagabile!

Nota positiva: finalmente noi italiani siamo riusciti a mantenere i nomi americani della saga, droidi, principesse e villain compresi: Darth Vader, Leia...

A qualcuno sarà piaciuto, ad altri meno come nel nostro caso, ma l’aver lasciato così tante domande in sospeso ci ha irritato enormemente: perché tutti cercano Luke Skywalker? Perché Kylo Ren è passato al lato oscuro, ribellandosi a Luke Skywalker? Chi è Rey? Qual è la famiglia che aspetta e perché riesce ad usare la forza ( che poi, noi un’idea in proposito ce la siamo già fatta)? Perché Leia e Han non stanno più insieme?
Spero sia per i fini della trilogia, ma ci sono domande che, secondo noi, avrebbero dovuto trovare una risposta già adesso, e non soltanto cenni o silenzio.

Note negative.
Una sola: il villain.
No, vi prego, una faccia meno proponibile esisteva? Sembra appena uscito da una commedia di un college americano, lo sfigato preso di mira dai giocatori di football della squadra del paese. Non si può vedere, ragazzi.
Per ora e per le poche informazioni che sono state lasciate intendere, Kylo Ren non regge assolutamente il confronto con la complessità di Darth Vader.
È vero, il suo personaggio lascia aperte numerose porte per il futuro, ma fin’ora non ci ha convinto nemmeno un po’.

E poi, domanda principale: perché diamine indossa la maschera questo adolescente frustrato?! Darth Vader aveva un buon motivo per indossarla, ma lui? Soltanto insicurezza e voglia di imitazione? O soltanto perché, una faccia come quella, non può reggere in uno schermo intero?

In conclusione, nonostante la scelta pessima dell’attore che interpreta il villain, e che speriamo con tutto il cuore abbia un reale motivo alle spalle per essere così fuori dalle aspettative, e alcune domande lasciate in sospeso, il nostro giudizio per l’inizio di questa nuova trilogia di Star Wars è positivo; anche se, con tutta probabilità, non riuscirà a mantenere l’impatto avuto nemmeno dei prequel.

Consigliato in 3D: la presentazione con le classiche scritte è fantastica!

Maia e Andrea

martedì 8 dicembre 2015

Recensione del libro - Io prima di te, di Jojo Moyes

Ben tornati a tutti voi.

Come avrete potuto intuire dal titolo del post, il libro di cui parlerò oggi è lo straziante Io prima di te. Libro consigliatomi da una mia cara amica che, a seguito della lettura, è diventata sicuramente meno cara (Giulia scherzo!) :-)

Io prima di te
Io prima di te è la storia di Louisa, una ragazza come tante invischiata nella solita e noiosa vita come tante, e di Will, trentenne di successo e affascinante che, dopo un incidente, rimane tetraplegico. I due si incontreranno quando Louisa verrà assunta dalla madre di lui come una sorta di badante con l’unico obiettivo di aiutarlo a fargli ritrovare la voglia di vivere persa.

Per me la lettura di questo libro, mangiato letteralmente in un paio di giorni, è stata a dir poco straziante. E intendo tutta la lettura, dall'inizio alla fine. Sarà dovuto al fatto di essere un'insegnante di sostegno, di conseguenza il tema della disabilità mi tocca decisamente più nel profondo rispetto ad altre tematiche ma, ragazzi, che fatica e quanti fazzoletti buttati qua e là per casa!

Scrittura: non è affatto complessa e decisamente fluente, mantiene i pregi della prima persona introducendoti a catapulta dentro i pensieri della protagonista; interessante il salto tra i diversi punti di vista della madre di Will, dell'infermiere e del padre, anche se avrei preferito per lo meno un cenno al mondo interiore di Will stesso e alle sue riflessioni, rilegate soltanto al vecchio Will prima dell'incidente. Forse era troppo complesso? Non saprei.

Trama: niente di estremamente complesso, mi ha ricordato in un certo senso P.S. I love you, con una tragedia come sfondo del ritorno a vivere della ragazza protagonista. Già dalle prime pagine è abbastanza ovvio che, questa nuova esperienza, avrebbe sicuramente giovato e migliorato la vita di Louisa, la protagonista.

ATTENZIONE SPOILER!
Dovete sapere che io non leggo mai recensioni prima di leggere un libro o di guardare un film, a meno che non siano molto generali, mentre sono molto interessata in seguito alla lettura o alla visione per avere dei confronti e sondare le riflessioni delle altre persone in proposito. Di conseguenza, da qui i poi, parlerò apertamente del finale del libro e non vi consiglio di andare oltre se non lo avete ancora letto e non volete rovinarvi la sorpresa.

A mio parere, la scrittrice meriterebbe la fustigazione in pubblica piazza per evidenti atti di sadismo nei confronti del lettore. Dopo essermi sentita frustrata all'ippodromo mentre mi scontravo con la realtà che rema contro il mondo della disabilità, con tutti gli sguardi, la pena e le barriere architettoniche del caso; dopo aver sofferto per le varie malattie e per la salute di Will; dopo essermi innamorata di questo ragazzo straordinario e dopo aver gioito nel vederlo uscire fuori dalla sua casa e ricominciare a vivere il mondo, Jojo Moyes cosa fa? Lo fa morire?!

No, questo è essere sadici. Ma come si può concepire un finale tanto triste? Con la donna che si è appena
innamorata di te che ti guarda morire?!
Certo, a mente lucida, per come è stato ideato e creato il personaggio di Will io non avrei visto altra soluzione: un uomo del genere, che mi ha ricordato molto un tipo alla Cristian Grey, è difficile immaginarselo a vivere una vita continuamente con la frustrazione sul cuore. Lo so. Però avrei preferito non rimanere con il fiato sospeso per tutta la durata del libro, per poi rimanere delusa alla fine. Vuoi farlo morire? Allora fallo, ma prepara il lettore per tempo. Già nei primi capitoli io avevo intuito che, alla fine, il libro non sarebbe finito di certo bene, quindi ero abbastanza serena. Proseguendo nella lettura, invece, sono entrata meglio nel mondo di queste due persone e, lentamente, ho iniziato a credere che forse una soluzione ci sarebbe stata. E invece, sono arrivata a fine libro e mi è toccato comprare un nuovo pacco di fazzoletti balsamici.

io prima di teI lati positivi in questo libro sono presenti, eccome, e il più evidente è quello di rendere a livello di tutti la comprensione di un tema, come quello della disabilità, di fronte al quale la maggior parte delle persone preferisce non pensare e voltarsi dalla parte opposta se non toccati da vicino. Viene istintivamente da chiedersi, però, se questo libro sia piaciuto o meno a quelli che soffrono di questo problema.

Non è giusto dover per forza di cose inserire la mielosità e la speranza dappertutto, ma in questo libro non è proprio presente. In un certo senso, a me è sembrato che la scelta finale di Will sia uno specchio per quello che queste persone soffrono, come se non ci fosse nient'altro da fare per un tetraplegico che suicidarsi. E non è affatto giusto. Dopotutto, la speranza per una vita migliore, che sia fisica o psicologica, non dovrebbe essere l'ultima a morire?
Beh, in questo libro, a me è sembrata la prima ad essersene andata!

In sostanza: libro consigliato per la scrittura fluida e per il tema forte, ma, sconsigliatissimo agli iper sensibili e romanticoni.

p.s. nel 2016 ( anche se in Italia non so ancora quando) uscirà il film al cinema! Tenetevi pronti con i fazzoletti!



Alla prossima!

" Ma è così, Clark. Tu non mi conosci, non fino in fondo. Non mi hai mai visto prima di questa cosa. Io amavo la vita, Clark. La amavo davvero. Amavo il mio lavoro, i miei viaggi, quello che ero. Amavo essere una persona dinamica. Mi piaceva andare in moto, lanciarmi nel vuoto. Mi piaceva annientare l'avversario nelle trattative d'affari. Mi piaceva fare sesso. Molto sesso. Facevo una bella vita." La sua voce si era alzata. "Non sono fatto per vivere su questa trappola, eppure questa è diventata la cosa che mi definisce. E' l'unica cosa che mi definisce."

Maia

sabato 5 dicembre 2015

Recensione di Lolita di Vladimir Nabokov - dal libro ai film di Stanley Kubrick e Adrian Lyne

Lolita
Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi.
Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo.Li.Ta.
Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.

Che dire di questo romanzo… semplicemente uno dei più belli che io abbia mai letto.
Uno di quei romanzi da leggere almeno una volta nella vita.
Lasciate da parte i pregiudizi e le distanze dall’argomento, Lolita vi farà entrare nella mente del professor Humbert facendovi vivere con le sue ossessioni, lasciandovi arrabbiare e amare con lui, ma senza mai e poi mai farvi storcere il naso.

Perché Lolita è giovane ma, come forse in pochi sanno, Lolita non ha 16 anni come raccontava Kubrick nei censuratissimi anni Sessanta; non ne ha 14, come la ninfetta con l’apparecchio ai denti per la quale Jeremy Irons perde la testa nel 1997.
Lolita ha 12 anni, così come il coraggioso Nabokov ha osato raccontarci nel 1955.

La trama è semplice, proprio perché non è l’intreccio di eventi a tenerci incollati alle pagine: Lolita, ovvero Dolores Haze, la dodicenne senza un padre e figlia di una madre che non le ha mai dato l’amore e l’affetto che lei avrebbe meritato, inizia un gioco di provocazione con il professor Humbert, ospite temporaneo nel New England.

Lolita rappresenta quella parte di femminilità liberata, con tutti i suoi eccessi e le conseguenze, che aveva caratterizzato l’inizio dell’emancipazione femminile del dopo guerra.
Lolita è una ragazzina con i tratti da donna e i comportamenti capricciosi tipici dei bambini: mastica rumorosamente il chewing gum, legge fumetti, risponde male e riempie la propria stanza di foto di attrici dalle labbra sapientemente dipinte.

La scrittura di Nabokov è incredibile, a maggior ragione se si pensa che Vladimir Nabokov, anche se
Lolita
nato a San Pietroburgo, ha scritto questo libro in inglese, giocando a suo piacere con le lacune e i guizzi artistici della lingua inglese, che lui conosceva come seconda lingua dall’infanzia.
Complesso ma scorrevole nella lettura, Nabokov sceglie attentamente le parole, pagina dopo pagina, con una precisione artistica che non ho mai incontrato prima in nessun altro libro.
Possiamo vedere e ammirare con gli occhi di Humbert la bellezza delle ninfe ma, allo stesso tempo, possiamo percepire il disagio e l’umiliazione che lui prova per se stesso nel guardare le giovani ragazzine che hanno costellato inconsapevolmente la sua esistenza segreta.
Parte molto importante, nel libro riusciamo a provare una sorta di pena per la piccola Lolita, fattore che non ho mai ritrovato in nessuna trasposizione cinematografica: la Lolita di Stanley Kubrick, così come quella di Adrian Lyne, è fastidiosa e irritante, e agisce fino al limite della crudeltà con Humbert.
Ma, tra le pagine di quel viaggio durato due anni alla ricerca di un futuro mai nato, io ho provato tanta pena per quella ragazzina che, in fondo ancora bambina, sbatte forzatamente le ali per scappare dalla prigione che il suo patrigno, per amore o per altro, è riuscito a crearle intorno: Lolita vuole ballare, vuole recitare, vuole conoscere ragazzi e far arrabbiare il patrigno per una mera gelosia paterna, e non di altra natura.

Il film di Kubrick è adorabile, quello di Lyne troppo crudo, ma il vero professor Humbert, per me, sarà sempre e soltanto Jeremy Irons.
Il primo film è ammanettato e oscurato dalla censura, il secondo è liberato in una realtà che deve vivere soltanto nella parola scritta di questo grandioso autore. Kubrick ha modificato e migliorato il libro in un racconto differente, a ragione o torto per molti, mentre Lyne è stato decisamente più fedele alla storia di Nabokov, e questo è stato proprio il suo punto debole: mentre il maestro Stanley sapeva trasformare in oro tutto quello che portava sulla pellicola, modificando a piacere personale (e dispiacere dei vari autori), Lyne ha messo su schermo tutto quello che viene presentato nel libro, incontrando tutte le resistenze mentali, sociali e culturali del caso, mie comprese. Ci sono immagini, io credo, che dobbiamo crearci soltanto nella nostra mente.
Questo libro, secondo me, non deve diventare un film: è troppo, in ogni senso, e soltanto una scrittura perfetta come quella di Nabokov può rendere accettabile uno degli argomenti più difficili e scabrosi che ci siano.
E questa è la sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita.


Maia

venerdì 4 dicembre 2015

Applicazione Goodreads - come creare la propria libreria personale

Andrea e la sua speciale meticolosità lo hanno portato a scovare e a iperutilizzare la fantastica applicazione My Movies Pro per ordinare e catalogare i nostri film. Veramente straordinaria ( leggi qui per saperne di più).

Ma ora, io dico: e per i miei libri?
Anche io vorrei poter catalogare la mia bella libreria, inserire tutti i libri comprati o presi in prestito dalla biblioteca, poterli votare, recensire e mettere in ordine in base ai voti della community.

Come posso fare? Quali applicazioni posso scaricare?

goodreads



Semplice: provate GOODREADS. (www.goodreads.com)







L’ho scoperta da poco ed è un’applicazione fantastica e gratuita per tutti i malati di libri come la sottoscritta.
È possibile cercare i libro attraverso il titolo o facendo la scansione del codice a barre-ISBN con la fotocamera del telefono ( ho provato con il mio tablet samsung, ma non funziona bene come con il telefono…)
goodreadsSi può creare la propria personale libreria, suddividendo persino il libri letti da quelli in lettura o da quelli che abbiamo intenzione di leggere.
Esiste anche la possibilità di passare a scansione più libri per volta e poi inserirli negli appositi scaffali successivamente. 
Potete aggiornare anche i vostri progressi nella lettura, aggiungere amici che utilizzano la stessa applicazione… insomma, potete fare moltissime cose con questa utilissima applicazione!

goodreadsLa parte più interessante però – perché, diciamoci la verità: a tutti piace esprimere le proprie idee e pensieri anche se non frega a nessuno – è la possibilità di votare i libri in base alle solite cinque stelline e persino recensire il libro, permettendo così alla recensione di essere letta da tutta la community.

Insomma: consigliatissima e, soprattutto..... è gratuita!

Alla prossima!

Maia

Applicazione My movies e My movies Pro - come creare una libreria di film e serie tv

Avete una collezione di film e volete trovare un modo per catalogarli e tenere sempre la vostra libreria personale a portata di mano?

Allora dobbiamo proprio consigliarvi My Movies, un'applicazione scaricabile sia per Android che iOS, che permette di creare una propria libreria personale di film e serie tv.















Potete inserire i vostri nuovi acquisti digitando il titolo, o più semplicemente attraverso una scansione del codice a barre presente sul dvd.
Per ogni film troverete copertina del dvd, durata, trama, cast e tecnici, colonna sonora, voto, trailer... insomma, tutto quello che vi serve sapere prima di decidere di comprare un film, e anche dopo!

I film verranno elencati in base al voto fornito dagli utenti e potrete scorrere l'elenco rappresentato dalle copertine dei dvd.

Esistono due versioni: 
- la versione lite e gratuita, ma che ha notevoli limiti in quanto non permette di caricare più di 50 film... ormai troppo stretta per noi da anni.
- la versione Pro, a 6,99 euro, ma davvero consigliata per chi, come noi, la sfrutta incredibilmente per tutti i film che amiamo comprare e avere a disposizione.

Cliccando qui troverete una recensione dell'applicazione molto particolareggiata e anche un video tutorial per iniziare ad usarla, tutto creato dal sito www.iphoneitalia.com.

E PER I LIBRI, INVECE? Venite a leggere dell'applicazione Goodreads!

Alla prossima!

Maia e Andrea



mercoledì 2 dicembre 2015

Recensione Edward mani di forbice

Edward mani di forbice

Edward mani di forbice
Titolo originale: Edward Scissorhands (1990)
Durata: 105 min
Regista: Tim Burton
Colonna sonora: Danny Elfman


Natale si avvicina e in casa nostra significa che… si parte con una camionata di film a tema!!!
Quindi apriamo a Il Grinch, Mamma ho perso l'aereo, A Christmas Carol, S.O.S. fantasmi ecc.

Ma, dopo Halloween, è tradizione e d'obbligo seguire la scia dei film di Tim Burton iniziata con Nightmare before Christmas.
Così, il primo Dicembre dopo aver montato l'albero, cosa potevamo vedere di meglio se non Edward mani di forbice?

Magnifico, adorabile, dolce e malinconico... l'ho adorato fin da quando lo vidi per la prima volta da bambina.
Edward mani di forbice è la fiaba per eccellenza: l'ambientazione da cartone animato, i personaggi stereotipati, la mamma ideale e la principessa bionda con il bel vestito candido ( e non manca nemmeno l'inutile padre di famiglia che, pur non ascoltando altro che se stesso, dispensa consigli che nessuno gli ha richiesto a destra e a manca).

E poi, ragazzi, ne vogliamo parlare del binomio Tim Burton e Danny elfman? Queste musiche sono meravigliose e, senza nulla togliere alla bravura di uno dei nostri registi preferiti, i film di Burton perderebbero moltissimo senza le magiche colonne sonore di Danny Elfman.


Già dall'inizio del film si nota immediatamente la differenza tra la luce e i colori della cittadina american style per eccellenza, i vestiti e le case color pastello, in contrapposizione al gotico, buio e cupo che caratterizza il mondo di Edward e del suo castello. L’aspetto meraviglioso, però, sta proprio nella purezza e nell'innocenza che si nasconde dietro questa ombra scura e gotica: è esemplare il momento in cui Peggy entra nel giardino del castello per la prima volta e, nonostante una prima impressione esterna di trasandatezza e grigiore, la vera natura celata dall'oscurità si mostra nei colori e nelle grandiose sculture floreali e arboree create dalla mente immaginifica e fantasiosa di Tim B... anzi no, di Edward.

Beh, errore contemplabile perché... cioè, ma li avete visti? Tim Burton e Edward hanno molto in comune, e non solo per l'aspetto. Non sono di certo la prima a vedere in Edward l'alter ego del regista, proprio di quel regista che, ne La sposa cadavere, spegne i colori del mondo della vita e accende i colori della morte.

Edward è la purezza e l'innocenza dei bambini e di tutti quegli adulti cresciuti che sono riusciti a mantenere il fanciullo dentro di sé... Edward è il bambino di Rousseau, libero, buono e semplice, non ancora entrato in contatto con il male della società.
Edward resta in questo stato di innocenza fintanto che non entra in contatto con la società della cittadina, che altro non rappresenta che la più generale società americana, e non solo; l'ipocrisia dei falsi sorrisi verso lo "storpio" e l' "handicappato" che viene aiutato fintanto che si presenta come un'innocua novità. La deviazione e la cattiveria della società lo costringono a compiere atti illegali, prendendosi gioco della sua bontà e dell’amore che prova, il primo vero sentimento naturale al quale Edward ha sempre teso.

E quando lui ha iniziato a comportarsi come vera parte di questo micromondo, quando acconsente a rubare, quando non si mostra più remissivo, la società cosa fa? Lo caccia, regalandogli soltanto la libertà e l'ipocrita dispiacere mostrato alla notizia della sua falsa morte dalle comari del quartiere.
Anche Peggy, nonostante si fosse trasformata in un perfetto surrogato di madre, alla fine lo abbandona, capendo che la sua fantasia e la grandezza del suo mondo interiore non gli avrebbero mai permesso di vivere in pace con il mondo corrotto del quale lei non può esimersi dal farne parte.

"... Vedi, prima che lui venisse in questa città, la neve non era mai caduta ma, dopo il suo arrivo, è caduta. Se ora lui non fosse lassù, non credo che nevicherebbe così. A volte può vedermi ancora ballare tra quei fiocchi. "

Maia

Chi sono?... anzi, chi siamo?

Ciao a tutti cinemaniaci e lettori compulsivi!


Andrea e Maia Warner Bros
Warner Bros. Burbank
(L.A)
Ci presentiamo: noi siamo Maia e Andrea e siamo uniti non soltanto dal nostro meraviglioso matrimonio, dalla nostra stupenda cagnolina, ma soprattutto dalla passione per il cinema che condividiamo ormai da qualche anno. ( La lettura e i libri, invece, sono figli soltanto della sottoscritta )  :-)

Non siamo esperti e non abbiamo studiato cinema, regia e nemmeno fotografia ma... vogliamo condividere con voi i nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre osservazioni e giudizi a proposito dei film che incontriamo al cinema o che decidiamo di vedere di volta in volta, o le serie tv che la sottoscritta ingurgita senza ritegno.

Cosa troverete in questo blog? 


Universal Studios
Universal Studios
Walk of fame
Walk of fame

Tutto quello che riguarda i film che amiamo e che abbiamo amato, i nostri registi preferiti, recensioni di film, serie tv e libri, libri e libri che leggo continuamente.

Buona permanenza!


Maia e Andrea