mercoledì 2 dicembre 2015

Recensione Edward mani di forbice

Edward mani di forbice

Edward mani di forbice
Titolo originale: Edward Scissorhands (1990)
Durata: 105 min
Regista: Tim Burton
Colonna sonora: Danny Elfman


Natale si avvicina e in casa nostra significa che… si parte con una camionata di film a tema!!!
Quindi apriamo a Il Grinch, Mamma ho perso l'aereo, A Christmas Carol, S.O.S. fantasmi ecc.

Ma, dopo Halloween, è tradizione e d'obbligo seguire la scia dei film di Tim Burton iniziata con Nightmare before Christmas.
Così, il primo Dicembre dopo aver montato l'albero, cosa potevamo vedere di meglio se non Edward mani di forbice?

Magnifico, adorabile, dolce e malinconico... l'ho adorato fin da quando lo vidi per la prima volta da bambina.
Edward mani di forbice è la fiaba per eccellenza: l'ambientazione da cartone animato, i personaggi stereotipati, la mamma ideale e la principessa bionda con il bel vestito candido ( e non manca nemmeno l'inutile padre di famiglia che, pur non ascoltando altro che se stesso, dispensa consigli che nessuno gli ha richiesto a destra e a manca).

E poi, ragazzi, ne vogliamo parlare del binomio Tim Burton e Danny elfman? Queste musiche sono meravigliose e, senza nulla togliere alla bravura di uno dei nostri registi preferiti, i film di Burton perderebbero moltissimo senza le magiche colonne sonore di Danny Elfman.


Già dall'inizio del film si nota immediatamente la differenza tra la luce e i colori della cittadina american style per eccellenza, i vestiti e le case color pastello, in contrapposizione al gotico, buio e cupo che caratterizza il mondo di Edward e del suo castello. L’aspetto meraviglioso, però, sta proprio nella purezza e nell'innocenza che si nasconde dietro questa ombra scura e gotica: è esemplare il momento in cui Peggy entra nel giardino del castello per la prima volta e, nonostante una prima impressione esterna di trasandatezza e grigiore, la vera natura celata dall'oscurità si mostra nei colori e nelle grandiose sculture floreali e arboree create dalla mente immaginifica e fantasiosa di Tim B... anzi no, di Edward.

Beh, errore contemplabile perché... cioè, ma li avete visti? Tim Burton e Edward hanno molto in comune, e non solo per l'aspetto. Non sono di certo la prima a vedere in Edward l'alter ego del regista, proprio di quel regista che, ne La sposa cadavere, spegne i colori del mondo della vita e accende i colori della morte.

Edward è la purezza e l'innocenza dei bambini e di tutti quegli adulti cresciuti che sono riusciti a mantenere il fanciullo dentro di sé... Edward è il bambino di Rousseau, libero, buono e semplice, non ancora entrato in contatto con il male della società.
Edward resta in questo stato di innocenza fintanto che non entra in contatto con la società della cittadina, che altro non rappresenta che la più generale società americana, e non solo; l'ipocrisia dei falsi sorrisi verso lo "storpio" e l' "handicappato" che viene aiutato fintanto che si presenta come un'innocua novità. La deviazione e la cattiveria della società lo costringono a compiere atti illegali, prendendosi gioco della sua bontà e dell’amore che prova, il primo vero sentimento naturale al quale Edward ha sempre teso.

E quando lui ha iniziato a comportarsi come vera parte di questo micromondo, quando acconsente a rubare, quando non si mostra più remissivo, la società cosa fa? Lo caccia, regalandogli soltanto la libertà e l'ipocrita dispiacere mostrato alla notizia della sua falsa morte dalle comari del quartiere.
Anche Peggy, nonostante si fosse trasformata in un perfetto surrogato di madre, alla fine lo abbandona, capendo che la sua fantasia e la grandezza del suo mondo interiore non gli avrebbero mai permesso di vivere in pace con il mondo corrotto del quale lei non può esimersi dal farne parte.

"... Vedi, prima che lui venisse in questa città, la neve non era mai caduta ma, dopo il suo arrivo, è caduta. Se ora lui non fosse lassù, non credo che nevicherebbe così. A volte può vedermi ancora ballare tra quei fiocchi. "

Maia