martedì 8 dicembre 2015

Recensione del libro - Io prima di te, di Jojo Moyes

Ben tornati a tutti voi.

Come avrete potuto intuire dal titolo del post, il libro di cui parlerò oggi è lo straziante Io prima di te. Libro consigliatomi da una mia cara amica che, a seguito della lettura, è diventata sicuramente meno cara (Giulia scherzo!) :-)

Io prima di te
Io prima di te è la storia di Louisa, una ragazza come tante invischiata nella solita e noiosa vita come tante, e di Will, trentenne di successo e affascinante che, dopo un incidente, rimane tetraplegico. I due si incontreranno quando Louisa verrà assunta dalla madre di lui come una sorta di badante con l’unico obiettivo di aiutarlo a fargli ritrovare la voglia di vivere persa.

Per me la lettura di questo libro, mangiato letteralmente in un paio di giorni, è stata a dir poco straziante. E intendo tutta la lettura, dall'inizio alla fine. Sarà dovuto al fatto di essere un'insegnante di sostegno, di conseguenza il tema della disabilità mi tocca decisamente più nel profondo rispetto ad altre tematiche ma, ragazzi, che fatica e quanti fazzoletti buttati qua e là per casa!

Scrittura: non è affatto complessa e decisamente fluente, mantiene i pregi della prima persona introducendoti a catapulta dentro i pensieri della protagonista; interessante il salto tra i diversi punti di vista della madre di Will, dell'infermiere e del padre, anche se avrei preferito per lo meno un cenno al mondo interiore di Will stesso e alle sue riflessioni, rilegate soltanto al vecchio Will prima dell'incidente. Forse era troppo complesso? Non saprei.

Trama: niente di estremamente complesso, mi ha ricordato in un certo senso P.S. I love you, con una tragedia come sfondo del ritorno a vivere della ragazza protagonista. Già dalle prime pagine è abbastanza ovvio che, questa nuova esperienza, avrebbe sicuramente giovato e migliorato la vita di Louisa, la protagonista.

ATTENZIONE SPOILER!
Dovete sapere che io non leggo mai recensioni prima di leggere un libro o di guardare un film, a meno che non siano molto generali, mentre sono molto interessata in seguito alla lettura o alla visione per avere dei confronti e sondare le riflessioni delle altre persone in proposito. Di conseguenza, da qui i poi, parlerò apertamente del finale del libro e non vi consiglio di andare oltre se non lo avete ancora letto e non volete rovinarvi la sorpresa.

A mio parere, la scrittrice meriterebbe la fustigazione in pubblica piazza per evidenti atti di sadismo nei confronti del lettore. Dopo essermi sentita frustrata all'ippodromo mentre mi scontravo con la realtà che rema contro il mondo della disabilità, con tutti gli sguardi, la pena e le barriere architettoniche del caso; dopo aver sofferto per le varie malattie e per la salute di Will; dopo essermi innamorata di questo ragazzo straordinario e dopo aver gioito nel vederlo uscire fuori dalla sua casa e ricominciare a vivere il mondo, Jojo Moyes cosa fa? Lo fa morire?!

No, questo è essere sadici. Ma come si può concepire un finale tanto triste? Con la donna che si è appena
innamorata di te che ti guarda morire?!
Certo, a mente lucida, per come è stato ideato e creato il personaggio di Will io non avrei visto altra soluzione: un uomo del genere, che mi ha ricordato molto un tipo alla Cristian Grey, è difficile immaginarselo a vivere una vita continuamente con la frustrazione sul cuore. Lo so. Però avrei preferito non rimanere con il fiato sospeso per tutta la durata del libro, per poi rimanere delusa alla fine. Vuoi farlo morire? Allora fallo, ma prepara il lettore per tempo. Già nei primi capitoli io avevo intuito che, alla fine, il libro non sarebbe finito di certo bene, quindi ero abbastanza serena. Proseguendo nella lettura, invece, sono entrata meglio nel mondo di queste due persone e, lentamente, ho iniziato a credere che forse una soluzione ci sarebbe stata. E invece, sono arrivata a fine libro e mi è toccato comprare un nuovo pacco di fazzoletti balsamici.

io prima di teI lati positivi in questo libro sono presenti, eccome, e il più evidente è quello di rendere a livello di tutti la comprensione di un tema, come quello della disabilità, di fronte al quale la maggior parte delle persone preferisce non pensare e voltarsi dalla parte opposta se non toccati da vicino. Viene istintivamente da chiedersi, però, se questo libro sia piaciuto o meno a quelli che soffrono di questo problema.

Non è giusto dover per forza di cose inserire la mielosità e la speranza dappertutto, ma in questo libro non è proprio presente. In un certo senso, a me è sembrato che la scelta finale di Will sia uno specchio per quello che queste persone soffrono, come se non ci fosse nient'altro da fare per un tetraplegico che suicidarsi. E non è affatto giusto. Dopotutto, la speranza per una vita migliore, che sia fisica o psicologica, non dovrebbe essere l'ultima a morire?
Beh, in questo libro, a me è sembrata la prima ad essersene andata!

In sostanza: libro consigliato per la scrittura fluida e per il tema forte, ma, sconsigliatissimo agli iper sensibili e romanticoni.

p.s. nel 2016 ( anche se in Italia non so ancora quando) uscirà il film al cinema! Tenetevi pronti con i fazzoletti!



Alla prossima!

" Ma è così, Clark. Tu non mi conosci, non fino in fondo. Non mi hai mai visto prima di questa cosa. Io amavo la vita, Clark. La amavo davvero. Amavo il mio lavoro, i miei viaggi, quello che ero. Amavo essere una persona dinamica. Mi piaceva andare in moto, lanciarmi nel vuoto. Mi piaceva annientare l'avversario nelle trattative d'affari. Mi piaceva fare sesso. Molto sesso. Facevo una bella vita." La sua voce si era alzata. "Non sono fatto per vivere su questa trappola, eppure questa è diventata la cosa che mi definisce. E' l'unica cosa che mi definisce."

Maia