martedì 19 gennaio 2016

La ragazza del treno - recensione del libro di Paula Hawkins

Titolo: La ragazza del treno
Autore: Paula Hawkins
Pagine: 306


la ragazza del treno

Caso editoriale, il thriller dell’anno, il romanzo della Hawkins sembra abbia entusiasmato chiunque.
Me esclusa.
Sarà che sono cresciuta a puntate e puntate del C.S.I. propinato da una madre fan-thriller, questa storia non mi ha suggerito nulla di nuovo. Per di più, le storie narrate dal punto di vista di una persona in parte esterna agli eventi, che sia la Nelly di Cime Tempestose o la Rachel di questo romanzo, mi irritano incredibilmente, come se il narratore non avesse di meglio da fare nella vita che ficcanasare nelle faccende e nella psiche altrui. Per di più, il personaggio della protagonista non è nemmeno interessante: una donna debole, con vizi e con una forte tendenza a problemi mentali.
La scrittura, nonostante sia fluida e si accordi ragionevolmente con i capitoli a salto di lepre, si affossa notevolmente con la crescita delle pagine del libro. 
Oltre a innervosirti con le nevrotiche nevrosi dell’alcolizzata e maniaca Rachel, nel libro non si fa altro che ribadire la quotidianità e banalità della vita delle tre donne che vedono le loro esistenze intrecciarsi per un caso di omicidio: l’alcolizzata Rachel, che nasconde la sua vita dentro il vagone di un treno e dietro le vite altrui; la ninfomane Megan, irrequieta e polo magnetico opposto della felicità, che pretende di abbordare qualsiasi cosa respiri senza pensare alla sofferenza del povero marito; e infine Anna l’odiosa: una patetica riproduzione su carta dello stereotipo della donna media la cui massima aspirazione non è altro che avere dei figli e compiacere il marito fino allo sfinimento.
Questo continuo soffermarsi sulle routine quotidiane, il susseguirsi mai uguale dei giorni, l'allungare all'infinito dei dubbi e dei sospetti l’ho trovato inutile e strenuamente ridondante, come se l’editore avesse costretto la scrittrice ad allungare le pagine a più non posso, forse per giustificare il prezzo di copertina, non so. Sta di fatto che la scrittura non riesce nemmeno ad alzarsi abbastanza per scusarsi della semplicità della trama…

Lo so, forse sono stata troppo cruenta… di certo La ragazza del treno è un libro che, nonostante i difetti, si fa fatica a lasciare sul comodino a prendere polvere: la scrittura è così veloce e sezionata, e il clou del libro e delle scoperte sono ovviamente lasciati a fondo libro, che è fisicamente e organicamente impossibile non proseguire velocemente tra le pagine per capire chi sia davvero l’assassino. È un ricatto sotto forma di libro-fiction: alla fine di ogni puntata-capitolo, tutto si interrompe proprio nel momento più importante e fa un passo indietro, saltando attraverso degli inutili e poco interessanti punti di vista dello stesso evento narrati dagli altri protagonisti del libro.

Di certo si può dire una cosa: se non siete abituati a leggere gialli o thriller, nemmeno a vedere film o serie tv sullo schermo, allora questo libro potrebbe sorprendervi piacevolmente. Io non sono una fan del genere, e forse questo ha influenzato il mio giudizio, però non posso fare a meno di dispiacermi per un’occasione di piacevolezza mancata.

Maia

The Revenant - recensione del film (con spoiler)

Che fotografia, che storia, che musica, che regia… che DiCaprio!
The Revenant

Il giudizio complessivo per un film come The Revenant può essere soltanto positivo: film simili, con una regia da documentario poetico, un’interpretazione ottima di Tom Hardy (oltre a quella superba di Leonardo DiCaprio) e fotografie meravigliose, si vedono raramente.

La musica, centellinata ma potente, sviscera fin nel profondo. L’attacco improvviso e violento dell’orso, la disperazione negli occhi di Hugh Glass davanti alla morte del figlio che non poteva evitare, il ribrezzo del fegato di bisonte o il dormire nella carcassa svuotata di un cavallo… la grandezza delle immagini e dell’imponenza della natura rendono lo spettatore infinitamente microscopico di fronte a tanta maestosità.
The RevenantQualcuno ha parlato di questo film come della battaglia dell’uomo contro la natura, ma non è affatto così. Hugh, sebbene quasi ucciso in principio dall’orso, passa tutto il film a scappare dagli uomini, non dalle intemperie della natura, nelle quali dimostra di sapersi muovere e sopravvivere egregiamente tra radici e grotte improvvisate; Hugh, insieme alla natura, si allea contro gli uomini che la sfruttano senza pietà.

Il film, che dura oltre le due ore e mezza, trascina lo spettatore nell’attesa, nel lungo viaggio di ritorno e nella voglia di sopravvivere e di vendetta del protagonista… e forse lo trascina per troppo tempo, mostrandosi un tantino lento in alcuni tratti, in assenza di una complessità di trama adeguata e di dialoghi importanti.
DiCaprio, anche se non ci sarebbe necessità di sottolinearlo, è superbo e al massimo delle sue capacità e carriera. Questo film è DiCaprio e, in sua assenza, probabilmente tutta la storia avrebbe perso senso di esistere.


Durante tutto il film si riaffaccia il tema dell’albero e del vento, della fragilità dei rami contro la solidità del suo tronco e delle radici che lo ancorano al freddo terreno; eppure non riusciamo a vedere fragilità in Hugh, e nemmeno nel film stesso che, nonostante la trama scarna e i dialoghi quasi assenti, si regge maestosamente in piedi per tutta la sua durata.

Andrea e Maia